Incontro con l'Aquila Reale

di Leone Giuliano Pidalà

La solitudine e l'aria calda di primavera rendono piacevole anche una faticosa escursione in montagna.
Il paesaggio deserto e la purezza dell'impegno fisico placano l'animo.
Si dice esservi l'Aquila in zona, mi piacerebbe molto incontrarla. Il luogo è idoneo, pascolo montano con grandi radure e luoghi impervi con discreta presenza di fauna. Vi sono pure delle pareti rocciose molto belle.
Un lontano scampanio attrae la mia attenzione: arriva un Pastore  col gregge. Mi guarda e sembra venire appositamente nella mia direzione.
Penso agli incontri cittadini, brevi, convulsi. A volte si preferisce evitare un incontro. Qui invece, lo si ricerca.
L'uomo  è molto cordiale e perfettamente adattato e inserito nell'ambiente in cui vive. Conosce alla perfezione ogni particolare del suo mondo e non ha difficoltà a mettermi a parte dei suoi piccoli segreti. Mi indica il territorio di una coppia di Coturnici e conosce il Capovaccaio, che chiama Corvo marino, ma  dice che non si vede più da alcuni anni.
I pastori, pur apparentemente loquaci e disponibili, sono a volte diffidenti e territoriali, soprattutto quando sospettano che da una informazione data possa scaturire un certo viavai nel loro ambiente.
Perciò è sempre meglio chiedere prima ciò che  interessa meno e poi, come per caso, buttare lì quello che si vuol sapere veramente.
Per stupire i forestieri amano ingigantire un po' le cose, penso quando, dopo un mucchio di altre domande, gli chiedo distrattamente della mitica Aquila. Non solo mi garantisce che c'è, ma dice di conoscerne esattamente il nido e me lo indica, non lontano, fra l'altro, ma molto più a valle, e comincia a raccontarmi varie storie in proposito.
Il sospetto cresce quando gli chiedo di accompagnarmici e lui risponde vagamente che non può, che è tardi, che deve portare il gregge all'acqua etc.
Fra andare e venire, anche fermandosi a grande distanza per indicarmelo solamente, ci vorrebbe un'ora al massimo, e le capre sanno andarci da sole a bere e poi, chi vive in montagna, non è che abbia i minuti contati. Non so se credergli, comunque il caldo e la stanchezza mi vincono, e volendo potrò arrivarci anche da solo, domani.

L'indomani
Le indicazioni del Pastore  sono chiare, il canalone è questo. Il nido dovrebbe essere nella parete che ho di fronte.
Sono appostato a grande distanza: se dovesse arrivare un'Aquila, non avrebbe difficoltà a posarsi.
"Nidifica lì da almeno cinquant'anni" ha detto. Vuol dire che lo fa da sempre, penso.
Sto scrutando con la massima attenzione ma non riesco a vedere nulla, sono troppo distante.
La parete è enorme, perfettamente verticale e, a parte un’area nuda, è ricoperta da chiazze di vegetazione. In un tratto meno ripido, c'è addirittura  un boschetto.
Ripenso al racconto del Pastore :
"Prima il nido lo faceva sulla stessa parete, ma molto più in alto. Anni grami, quelli, si faceva di tutto per riuscire a tirare avanti.
C'erano due carbonai, padre e figlio: non si poteva tagliare gli alberi che si voleva, c'erano delle rigide regole, ma quelli della Rocca, se uno era tanto pazzo da andarci...
Loro lo erano. Scalavano la parete da dietro, che era accessibile, e poi scendevano davanti fin dove potevano, tagliando e buttando giù.
E una volta il padre per cercare di tagliarne di più osò tanto fino a che vide quell'enorme ammasso di sterpi,  alcuni grossi come un bastone, perfettamente intrecciati. "Che strano, chi avrà fatto tutto questo e perché?" pensò, mentre col pragmatismo dei montanari e con la lunga accetta esauriva la perplessità man mano che buttava giù dalla parete un lavoro forse di secoli."
Il suggestivo racconto del Pastore  sul nido dell’Aquila, proseguiva testualmente così: "Trattavasi di rami di tasso, un legno che non marcisce mai".
E' molto popolata questa parete, vi nidifica di tutto: Passeri, Rondoni Alpini, Balestrucci,
Upupe, Storni Neri, Ghiandaie, Colombi Selvatici, Colombacci, Corvi Imperiali, Taccole, Cornacchie, Gazze, etc. E' come un grande condominio e c'è sempre un gran viavai.
Sono qui da ore, ormai, ho anche avvistato un magnifico Pellegrino  e una coppia di Poiane, ma di Aquile neanche l'ombra. E' il momento in cui i racconti del Pastore  cominciano a perdere consistenza.
E si continuano a vedere Taccole e Cornacchie.
Già, Taccole e Cornacchie. Ma che baccano infernale stanno facendo, sembra che ce l'abbiano sempre con qualcuno.
Do un'occhiata col binocolo tanto per fare qualcosa.
Ho appena il tempo di inquadrare lo stormo di uccelli che sbraita per capire di che si tratta: in mezzo, incurante di ciò che le accade intorno, vola maestosa una splendida Aquila Reale.
Volteggia un po', tranquilla.
D'improvviso compie un virtuosismo aereo da manuale: chiude le ali e si tuffa in una lunghissima picchiata. Poi, senza fare apparentemente nulla, inverte il senso e risale per inerzia, sempre ad ali chiuse. Fa ancora un'altra picchiata e senza scomporsi una piuma posa infine con grande eleganza su un enorme ammasso di sterpi laddove un'altra, accovacciata sulle uova, l'aspetta.

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