Praticare il Birdwatching

Il Birdwatching é un’attività ricreativa per chi vuole provare un’esperienza di vita naturale in diretta. Consiste nell’osservare, all’aria aperta e a contatto con la natura, il comportamento degli Uccelli e, insieme a questo, partecipare in punta di piedi allo svolgimento della storia naturale.
A chi non l’ha mai fatto, osservare semplicemente gli Uccelli può sembrare un’attività sciocca, o povera intellettualmente, banale. Paradossalmente, é più facile comprendere chi li uccide gli Uccelli, o li cattura. Tuttavia, l’animo umano é una categoria complessa, e non si può mai sapere cosa veramente necessiti. Dunque mai sottovalutare.
Osservare gli Uccelli, abbiamo detto infatti, non guardare. E osservare é attività complessa, che presuppone conoscenze e competenze già acquisite, con lo scopo di rendersi conto di qualcosa, di formulare infine giudizi o considerazioni sull’oggetto della nostra attività. Possiamo quindi affermare che l’attività matura non é affatto banale. E osservare gli Uccelli può non essere semplice.
Abbiamo tutti goduto nel guardare un bel documentario in tv. Praticare Birdwatching é come guardare un servizio di natura, ma con l’importante valore aggiunto di guardarlo dal vivo. Alla tv, o al cinema, tutto quanto osserviamo é già stato visto e vagliato, sono stati fatti interventi, operate scelte e alla fine ce ne viene mostrata un’interpretazione. Quando invece siamo noi ad essere in natura, nessun filtro é frapposto e tutto va come deve andare.
Da un momento all’altro può accadere qualunque cosa, niente é scritto. Dunque fare Birdwatching ha una sua purezza, un’immediatezza e una genuinità che nessun documentario può rendere. Siamo spettatori di un spettacolo che si sta svolgendo in diretta per noi senza intermediari. Questo non é poco.
Ovviamente, se non si é appassionati di Uccelli, sarà difficile reggere certe attese, che in natura niente é lì pronto a comando.
Nelle nostre origini, proprio nel livello ancestrale di ciascuno di noi, c’é un’esperienza profonda di esistenza a contatto con la natura. Ma l’evoluzione ci ha portato nel tempo a concentrarci in comunità sempre meno naturali. Affiora pertanto nel tempo, l’esigenza di tornare di tanto in tanto alla condizione da cui proveniamo, di immergerci negli odori, nei rumori, nel vento, nell’acqua, nella terra, in una dimensione di comunione totale con l’Universo Naturale.
L’osservazione degli Uccelli non è una cosa statica, anzi può essere molto dinamica, sportiva, agonistica quasi. Noi amiamo stare in una valle, a volte per dieci ore, magari a osservare solitariamente un’Aquila e tutto quello che le ruota intorno. Ci si può anche sedere semplicemente su una panchina in un prato osservando tranquillamente gli Uccelli che si vedono. Oppure, muniti di binocolo, cercare di scorgerne fra gli alberi osservando semplicemente cosa fanno. Ma ci si può anche prefiggere di osservare un determinato uccello, magari raro, e dunque mettersi alla sua ricerca, se é il caso da un continente a un altro. Molti lo fanno. E ancora ci si può prefiggere di riconoscere il massimo numero di Uccelli in una escursione, magari in una appassionante gara con se stessi. Ci sono i record personali.
Oppure, scherzosamente, il numero minimo di Uccelli da avvistare, riconoscendoli, in una escursione, pena essere considerati schiappe dagli amici e così via.
Ma l’aspetto più importante di questa attività, non é solo stare bene in natura. É risvegliare sensibilità ormai sopite, sentire profondamente la nostra appartenenza al carattere primordiale del contesto in cui viviamo, per non allontanarci definitivamente da esso, per non perderlo, per noi e per le nostre generazioni future, cui non possiamo demandare la risoluzione di problemi epocali, come il rapporto con l’ambiente.
Il Birdwatching é una strada, un modo. Sicuramente ne esistono molti altri, si dice che certe “vie” siano addirittura infinite. Perseguire un obiettivo amando qualcosa, nel caso il rispetto e la salvaguardia dell’ambiente attraverso l’amore per gli Uccelli, ci sembra tuttavia la strada migliore, e più sicura, anche.
Amare gli Uccelli implica proteggerli. Proteggere gli Uccelli implica proteggerne lo spazio vitale. Proteggerne lo spazio vitale implica proteggere l’ambiente, che é anche quello in cui viviamo noi. Dunque amare gli Uccelli implica amare noi stessi. Proteggere l’ambiente significa proteggere il futuro dei nostri figli e delle generazioni a venire.
Questo é il nostro impegno.

CONTINUARE AD OSSERVARE
Il birdwatching di oggi e di domani

da “A bird in the bush” di Stephen Moss, foto R. Ratti

“I naturalisti inglesi stanno diventando sempre più impegnati in attività sul campo, valutando, mentre si divertono, lo stato di salute dell’avifauna inglese… La campagna inglese sarà il loro parco giochi. Lo studio degli uccelli è in fondo un gioco, un’arte a volte, ma sempre un gioco. E chi può togliere agli inglesi il loro onesto gioco?”.
The Birds of Britain, James Fisher (1941)

Nell’aprile 2003, nel suo novantanovesimo anno di vita, Max Nicholson, ha abbandonato la sua lunga e straordinaria vita produttiva. Gli onori si sono sprecati dal mondo dell’ornitologia e del protezionismo, per rendere omaggio all’uomo che, più di chiunque altro, ha posto le basi del Birdwatching così come lo conosciamo oggi.
Una parola in particolare continuava ad echeggiare, nei numerosi necrologi e durante la funzione funebre: “visione”. E forse, l’esempio più significativo della visione di Max Nicholson proviene proprio da un libro che scrisse all’età di 27 anni, intitolato L’ Arte del Bird Watching:
“Con la sua televisione sintonizzata nel Devon o nel Northumberland, il bird-watcher di un futuro relativamente prossimo potrà condurre le proprie osservazioni senza allontanarsi da casa, o addirittura senza lasciare Londra, controllando minuziosi dettagli che fino ad allora sarebbero stati forniti soltanto da un esiguo numero di isolati pionieri, completamente fradici, nascosti all’alba in tende leggere.
Potrebbe essere scioccante che l’estremo disagio del bird-watching venga annullato da persone che sviluppino complicati apparecchi tecnologici, ma questa è senza dubbio la strada sulla quale ci stiamo incamminando”.

Questo è stato scritto nel 1931, solo 5 anni più tardi rispetto a quando John Logie inventò la televisione, oltre una decade prima del primo computer funzionante, e quasi settanta anni prima che la predizione di Nicholson si avverasse. Sono ormai attive web-cams che trasmettono in tempo reale ciò che avviene nel nido di un Falco pescatore in Scozia, o in quello di un’Aquila Reale nei Monti Nebrodi, in Sicilia, a chiunque abbia accesso ad internet. Gli sviluppi tecnologici e sociali avanzano così velocemente che diviene facile dimenticare quanto sia cambiato il mondo dell’ornitologia anche solo nel giro dell’ultima decade o poco più, coinvolgendo tutti nel corso del secolo, dalla nascita di Max Nicholson in poi.
Chi oggi, tra i neofiti, è costretto a praticare il Birdwatching da solo perché non riesce a trovare qualche entusiasta che lo accompagni, come era costretto a fare lo stesso Nicholson? Chi passa i suoi primi dieci anni di osservazioni senza l’aiuto di un binocolo, come era solito accadere negli anni ‘50? E chi, nell’era della mobilità immediata, non può viaggiare per qualche centinaio di chilometri per vedere un raro uccello, o volare all’estero con un tour organizzato per birdwatchers, cose entrambe quasi impossibili solo fino ad una o due generazioni fa?
Il passo dei cambiamenti ha tra l’altro subito un’accelerazione considerevole di recente. Quando ho cominciato ad osservare gli uccelli, alla fine degli anni ’60, avevo bisogno soltanto di due o tre libri del settore. Avevo un buon binocolo prodotto nella Germania dell’Est, ma fino agli anni ’80 non possedevo un telescopio. Tiravo avanti con una rivista (British Birds), e un manuale per il terreno (Peterson, Mountfort and Hollm). Fino ai primi anni ‘90, prossimo ai trent’anni, non avevo mai osservato seriamente gli uccelli all’estero, avendo passato i miei anni di formazione arrancando nelle cave di ghiaia o attorno ai bacini idrici, con soltanto alcune visite occasionali a Dungeness, Minsmere e Cley. La prima volta che mi sono avventurato ad osservare il gabbiano di Ross a Christchurch nel 1974, ci sono andato in bicicletta, avanti e indietro per ben due volte perché la prima non sono riuscito a vederlo! Tra l’altro, se si esclude il mio compagno di scuola Robert, che mi ha accompagnato in quell’avventura, almeno per i dieci anni successivi a quando ho cominciato a praticare questo hobby, non avrei conosciuto nessun appassionato di ornitologia.
Col rischio di sembrare uno dei quattro Monthy Python Yorkshiremen, posso veramente affermare che le mie esperienze fossero alquanto singolari.
Il Birdwatching degli anni ’60 e ’70 non era poi così diverso da quello degli anni ’50 o addirittura degli anni ’30, eccetto per i dispositivi ottici leggermente migliori e per una maggior quantità di libri sugli uccelli.
E per la maggior parte di questo periodo, non sarebbe neanche stata una passione facile da ammettere liberamente, come Brian Unwin, che è cresciuto in un villaggio di miniere di carbone nell’Horden, Contea di Durham, ricorda:
“Ripensavo a questo l’altro giorno, riguardando il film Billy Elliot, che è stato girato nel vicino villaggio di Easington Colliery. Quella sorta di contrarietà che Bill era costretto a subire per via della sua passione per il balletto dell’opera, era simile a ciò che provavo io, essendo l’unica persona interessata all’osservazione di uccelli selvatici, in un ambiente duro e grezzo in cui la vita ruotava attorno al carbone. Era una società in cui tenere delle gare di piccioni era un’occupazione onorevole, ma osservare uccelli in natura era visto con disprezzo: una volta che i ragazzacci del posto hanno scoperto il mio segreto, ho dovuto fare attenzione ad evitarli”.
Poi, come Unwin fa notare, meno di quarant’anni più tardi, quando il distretto carbonifero di Durham è stato infine chiuso, un buon numero di minatori spendeva una parte dei propri risparmi per comprare un binocolo o un telescopio, per poter osservare gli uccelli.
A quel tempo il passato stava ormai lasciando il passo alla rivoluzione tecnologica, così come a quella sociale. In un periodo relativamente breve, più o meno 5 anni a partire dalla fine degli anni ’80, vi è stata una esplosione mai avuta prima, nell’offerta di prodotti e servizi (e informazioni) a disposizione degli appassionati di uccelli. C’erano più riviste del settore, libri, più vacanze all’estero, la prima fiera inglese del Birdwatching, ed un rapido incremento di appassionati.
Subito dopo, verso la metà degli anni ’90, divennero popolari alcuni programmi come Birding with Bill Oddie, un’enorme espansione nell’offerta e varietà di viaggi organizzati in giro per il mondo, e l’arrivo di Internet, che continua a trasformare il modo di comunicare degli appassionati di ornitologia in tutto il mondo, dal Regno Unito agli Stati Uniti.
La maggior parte di questa rivoluzione è stata guidata dall’informatica, che tra l’altro ha anche aiutato lo sviluppo di un approccio più commerciale a questa passione, permettendo ad un numero sempre maggiore di persone di guadagnarsi da vivere, in vari modi, con l’indotto derivante dall’osservazione degli uccelli. Inoltre, i miglioramenti nel design ottico di binocoli, telescopi e fotocamere digitali, si sono tradotti in un loro continuo alleggerimento, inimmaginabile anche solo dieci anni fa.
Come conseguenza, oggi un maggior numero di persone spende sempre più tempo osservando uccelli in nuovi posti.
Ma siamo sicuri che tutto vada sempre per il meglio, nel migliore di tutti i mondi possibili? O non è cosi?
I corrispondenti dei giornali di ornitologia e i partecipanti ai forum sui siti in rete, lamentano la mancanza di interesse per il Birdwatching da parte dei giovani. Le donne, nell’ambiente, devono ancora far fronte ad un certo sciovinismo da parte degli uomini, ed il fatto stesso che sia stato necessario istituire un club per gli appassionati birdwatchers omosessuali e disabili, sta a significare che ancora persistono pregiudizi.
Nel frattempo, il divario tra gli ornitologi professionisti e quelli amatoriali è cresciuto sempre di più, man mano che si sono sviluppati modi sempre più complicati di classificare le varie specie di uccelli.
L’abitudine di raccogliere le uova non è stata ancora totalmente sradicata e cinquant’anni di degrado ambientale, sponsorizzati dai governi, hanno fatto a pezzi la campagna britannica, che è diventata praticamente una zona priva di uccelli. Cosí, molte associazioni di ornitologi non riescono a trovare i giovani per rinsaldare le proprie fila. E come se questo non bastasse, sia noi che gli uccelli dobbiamo ora fronteggiare il problema del riscaldamento globale, che potenzialmente può devastare gli habitat e la natura in tutto il mondo, ed è stato descritto dagli scienziati tecnici di governo come “una minaccia più grande del terrorismo”. Con questi presupposti, come cambierà e si evolverà l’ornitologia, più o meno, nei prossimi 50 anni?

L’osservazione degli uccelli è sempre stata guidata dalle innovazioni tecnologiche. Nel diciottesimo secolo e nella prima parte del diciannovesimo, lo sviluppo di fucili di precisione e di nuove tecniche per imbalsamare gli uccelli, hanno portato ad un’esplosione del collezionismo. Poi, tra l’inizio e la metà del ventesimo secolo, le migliorie nella tecnologia ottica e nelle stampe a colori, hanno permesso la realizzazione di binocoli che permettessero una migliore visione degli uccelli, e di guide per aiutare le persone ad identificarli. E così, come già visto, all’inizio del ventunesimo secolo la rivoluzione nelle telecomunicazioni permette ora agli appassionati di ricevere informazioni in tempo reale col telefono cellulare.
Quindi in che modo il continuo sviluppo della tecnologia influenzerà il Birdwatching nel prossimo mezzo secolo? La disponibilità di fotocamere digitali a basso costo e semplici da usare, ha già permesso agli ornitologi di far circolare su internet un’immagine digitale di un raro uccello, in modo che possa essere verificata all’istante da osservatori esperti, superando in questo modo la lenta e noiosa spedizione postale del materiale fotografico ad un comitato di supervisori. L’avvento della telefonia mobile e dei computer portatili ha significato che oggi è possibile mandare un’immagine in giro per il mondo quasi nello stesso istante in cui un uccello è stato avvistato. Ma c’è un rovescio della medaglia: la tecnologia digitale significa anche che le immagini possono essere modificate, aumentando le potenzialità di frode.
Un altro fattore positivo di Internet è che permette agli appassionati di comunicare liberamente tra loro, ovunque siano nel mondo, tramite email, chatrooms e forums, o mettendo su un proprio sito. Oggigiorno, un appassionato che voglia visitare una nuova regione o paese, può scaricare dei rapporti di viaggio e mettersi in contatto con promotori turistici locali in pochi minuti, invece dei giorni o settimane necessarie in precedenza. Anche questo ha un rovescio della medaglia: ci sono più informazioni rispetto a quante ce ne siano mai state prima, ma in che modo possiamo essere sicuri della loro accuratezza?
Il bilancio globale dalle nuove tecnologie è tuttavia in attivo, specialmente per un’organizzazione come il British Trust for Ornithology. Oggi, birdwatchers a semplice livello amatoriale possono inviare in tutto il paese le loro osservazioni di un nuovo uccello migratore appena arrivato, e queste vengono immesse in rete praticamente in tempo reale.
Da qualche tempo a questa parte, alcuni dispositivi di monitoraggio sono stati posizionati su uccelli migratori come il Falco pescatore, per seguirli negli spostamenti di andata e ritorno dalle zone di svernamento africane, o, nel caso dei Cigni selvatici, dalla Gran Bretagna alla Russia.
Man mano che la tecnologia si fa più potente e maneggevole, diviene sempre più prossima la possibilità di seguire nei loro spostamenti persino i piccoli uccelli canori.
Nel frattempo, il nuovo approccio alla sistematica tassonomica, che si basa sull’analisi del DNA delle varie specie di uccelli per stabilirne un’identificazione sicura, sta cominciando a portare verso una moltiplicazione delle forme viventi, in quanto quelle che erano considerate essere una sola specie, possono ora essere suddivise in tante altre. Questo può avere i suoi inconvenienti: è possibile che i birdwatchers a livello amatoriale possano diventare perplessi per via della quantità di possibili “nuove specie” potenziali, da perdere interesse, aumentando il divario tra gli esperti e tutti gli altri. Finora, nonostante viviamo in un mondo basato sulla tecnologia informatica, il numero di nuovi libri pubblicati sugli uccelli non dà segni di cedimento. Nello scorso decennio ce n’è stata una crescita esponenziale in numero, ampiezza e complessità. L’appassionato entusiasta può ora trovare un volume esaustivo in ogni possibile area di interesse, con dettagli quasi ossessivi: dai siti di nidificazione in Ecuador, fino all’identificazione e alla tassonomia dei Silvidi. La previsione di Jame Fisher, fatta nel 1966, che entro la fine del ventesimo secolo sarebbero state stampate 10 miliardi di parole sull’argomento uccelli, si è già concretizzata parecchio tempo fa.
E questo è accaduto nonostante l’accelerazione che si è avuta nel campo dell’informazione e che fatto si che i libri, già nel momento della loro pubblicazione, quasi non siano più aggiornati.
Il crescente successo di guide su supporto informatico, come quelle disponibili su DVD-ROM, potrebbe risolvere questo problema, perché ora è possibile acquistare un prodotto che possa essere aggiornato in seguito via Internet. Ciononostante, “la morte del libro”, annunciata con sicurezza da almeno venti anni, sembra essere più lontana che mai.
Vale la pena ricordare che parallelamente ai cambiamenti tecnologici, che hanno determinato i progressi nel campo dell’Ornitologia, i cambiamenti sociali hanno giocato un ruolo altrettanto fondamentale. I principali sviluppi derivanti dalla rivoluzione industriale e dal movimento per l’uso della campagna a scopo ricreativo, gli sconvolgimenti globali avvenuti con le due guerre mondiali, e i più graduali cambiamenti sociali come l’emancipazione delle donne e l’aumento del tempo libero, hanno tutti contribuito a cambiare il modo in cui osserviamo gli uccelli.
Nella prima metà del ventunesimo secolo assisteremo probabilmente a cambiamenti sociali su scala ancora maggiore, e con un ritmo più veloce che mai. Uno dei maggiori cambiamenti nella società occidentale, è quello relativo all’invecchiamento della popolazione nel suo complesso. In Gran Bretagna, la proporzione di persone che superano i sessanta anni si è notevolmente innalzata dal valore di uno su dodici nel 1900 e continua a salire. Contemporaneamente il miglioramento della medicina ed una maggior mobilità permettono alle persone di rimanere attive ben oltre la loro età pensionabile, e molti continuano ad avere una carriera e degli interessi che li fanno rimanere saldamente al centro della società, piuttosto che ai suoi margini. Questa “grigia brigata”, ha il tempo, i soldi e le motivazioni per dominare la scena dell’ornitologia nei decenni a venire.
Un’attrazione dell’ornitologia è che, come il golf e le chiacchiere, può fornire un’immediata occasione di vita sociale, aumentando di importanza in una società in cui almeno metà dei nuclei familiari é costituito da una sola persona e, come ha fatto notare un recente titolo di giornale, “gli amici sono la nuova famiglia”. La passione per l’ornitologia non dà solo l’opportunità di trovare amici con interessi comuni, ma offre anche la possibilità di incontrare il partner di una vita. Infatti, una rivista tiene una sezione dedicata “agli amici birdwatchers” tra le sue rubriche, spingendo i lettori a trovare un compagno che condivida il proprio amore per gli uccelli.

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